Martedì, 07 Gennaio 2014 00:00

Canon EOS C300 – Alla prova dei fatti (Parte 1- Ergonomia)

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Prova sul campo: Canon EOS C300 (Parte 1) Roberto Palozzi
Al lavoro con la Canon EOS C300. Al lavoro con la Canon EOS C300.

Sono ormai passati quasi due anni dal lancio mondiale della videocamera professionale della serie Cinema, Canon EOS C300 e su questa macchina di grande successo si è già detto e scritto molto.

La rete è piena di recensioni, test, prove che ne hanno riportato tutte le caratteristiche tecniche ed evidenziato la straordinaria resa finale in termini di qualità delle immagini. Proprio per questo, però, quanto state per leggere non sarà l'ennesimo articolo che indica il numero di pixel del sensore o i vari formati video in cui può registrare la C300.

Questo post, al contrario, ha lo scopo di raccontare come ci si sente a lavorare con questa videocamera, quali risultati si possono ottenere con essa (specialmente nelle produzioni documentaristiche) e soprattutto quali sensazioni è in grado di trasmettere dopo un anno di passionale convivenza e alla prova dei fatti del lavoro sul campo. In condizioni ambientali, cioè, molto meno controllate e decisamente più impegnative di uno studio televisivo o di un set cinematografico.

Vi racconto insomma quanto la C300 possa diventare la compagna ideale di un documentarista e in particolare di un documentarista che con essa vuole affrontare e raccontare la natura.

Bob portrait forest 4 WM

Prima di tutto, a tenerla in mano, è piccola, piccolissima. Dannatamente piccola e leggera!

Ma ...non è una reflex che fa anche video! Anzi...

E' una vera e propria videocamera PRO dal costo di circa 15.000 € che fin da subito, anche prima di esaminare le sue caratteristiche tecniche (sensore, codec, gamma dinamica, etc.), chiarisce che si tratta di una macchina da presa di qualità broadcast, addirittura cinematografica (l'ultimo grande di Hollywood ad averla usata in un film è stato Ron Howard nel suo recente "Rush").

Il suo pedigree da professionista purosangue lo dichiarano immediatamente: 

• la qualità dei materiali;

• la presenza di tasti e ghiere per l'utilizzo e il controllo di funzioni prettamente high-video (come i filtri integrati, peaking, zebra pattern, on-screen crop marks o il waveform monitor/vectorscopio), inesistenti sulle reflex;

• la replicazione di alcuni di essi (come il pulsante Start/Stop, il mini joystick per la navigazione nel menù e la ghiera dei diaframmi) in diverse parti della macchina per permetterne la gestione anche nelle posizioni più difficoltose;

• la rilevante possibilità per l'utente di personalizzare al massimo le varie funzioni assegnandole secondo le proprie preferenze a ben 7 pulsanti e 2 ghiere distribuiti tra il corpo macchina e l'impugnatura;

• l'efficace ventola dal rumore praticamente impercettibile, che mai arriva ad essere registrato dal microfono montato sulla camera;

• il bel viewfinder regolabile;

• e la presenza di tutti i più importanti ingressi video.

Insomma, sin dal primo momento che la si impugna, l'elevata ergonomia della C300 trasmette la piacevolissima ed eccitante sensazione di avere tra le mani un mezzo "potente", con il quale ci si sente pronti ad accettare ogni sfida videografica, fino ai livelli più alti!

C300 5 WM

Perchè quella della C300 è un'ergonomia finalizzata a massimizzare l'efficacia, il feeling e il comfort di utilizzo nelle riprese professionali. A raggiungere questo obiettivo contribuiscono in maniera determinate – anche se il loro ruolo è ancora piuttosto misconosciuto – i "famosi":

• maniglia,

• monitor

• e impugnatura

completamente smontabili e modulabili.

Fin dalla loro prima apparizione hanno suscitato un acceso dibattito e quello che si è detto e scritto è stato principalmente che questi "pezzi" non solidali con il corpo macchina avrebbero rappresentato un punto di debolezza, sia strutturale che concettuale, del sistema Eos C300.

Eppure, a ben guardare (soprattutto se si è degli "one-man shooter"!), è proprio questa modulabilità, accompagnata dalla sua estrema semplicità, a fare della C300 l'unica videocamera broadcast di cui si possa realmente dire che è pronta a girare immediatamente qualunque tipo di scena, anche solo dopo averla estratta dalla scatola o dalla borsa. A condizione, ovviamente, che la batteria sia carica...

Se ci pensate, questo fatto è strabiliante.

La flessibilità di impugnatura, maniglia e monitor (che possono essere assemblati e regolati in un gran numero di configurazioni diverse) rende praticamente superfluo, o almeno non indispensabile, l'utilizzo di qualunque tipo di rig e accessorio esterno che, viceversa, risultano imprescindibili sulle dirette concorrenti della C300, in particolare per l'utilizzo a mano libera.

C300 impugnata WM

E' chiaro che in caso di produzioni cinematografiche o di fiction televisive anche la C300 va allestita con tutti gli strumenti del caso; ma se siete documentaristi di reportage/natura, con lo zaino in spalla, potete tranquillamente dimenticarvi di shoulder rig, kit di impugnatura, monitor o loupe aggiuntivi. Tutto quello che serve è già nella confezione della Canon Eos C300.

A questo, inoltre e non secondariamente, dà un ulteriore, fondamentale contributo lo smisurato parco di ottiche fotografiche EF e di obiettivi Cinema (sia con attacco EF che PL) della Canon, sulla base del quale è nata la C300.

In particolare, gli obiettivi fotografici consentono di godere della celebrata qualità e della luminosità delle ottiche professionali Canon, pur aggiungendo al sistema complessivo della videocamera un peso che, nel caso dei grandagolari e fino ai medio-tele, rimane nell'ordine di qualche etto. Se poi questi obiettivi sono anche stabilizzati, allora girare a mano libera con la C300 diventa un'esperienza esaltante!Obiettivi 2

Tirando via il monitor e la maniglia (operazione semplicissima che richiede pochi secondi, anche per quella inversa del montaggio) la C300 ha trovato comodamente posto nel mio vecchio zaino fotografico Tamrac di una dozzina di anni fa che, con il pasaggio all'attività di filmmaker professionista, pensavo di aver definitivamente mandato in pensione... Invece, proprio la recente realizzazione di una produzione piuttosto faticosa per la RAI, è stata l'occasione per ritirarlo fuori dalla cantina: la produzione, infatti, ha riguardato due documentari sui trekking someggiati con gli asini sulle Alpi che, tradotto i termini pratici, ha significato diverse giornate di cammino in montagna con tutta l'attrezzatura video in spalla. E chiaramente questo tipo di impegno mi ha costretto a fare una serie di valutazioni importanti su quale attrezzatura trasportare e come.

Diversi anni fa, quando da fotografo sono salito in vetta al monte Kilimanjaro, lo zaino Tamrac Expedition 7 aveva svolto alla perfezione il suo lavoro consentendomi di portarmi dietro corpo macchina e diversi obiettivi. Sarebbe stato l'ideale poter fare altrettanto anche con la C300 sulle Alpi.

Manco a dirlo, la prova è stata un successo e oltre al corpo macchina lo zaino ha ospitato anche 3 obiettivi, una giacca tecnica da montagna, una borraccia da 1 litro e un mini-slider fissato all'esterno. 

La cosa che voglio evidenziare, anche a costo di diventare ripetitivo, è che veramente la C300 è un "sistema finito" che non ha bisogno di nessun ulteriore accessorio fondamentale per essere operativa. Con due schede CF da 64 Gb inserite negli slot e una batteria di riserva BP-955 si ha l'autonomia per un'intera giornata di riprese; basta fare un po' attenzione ai consumi. E quindi, oltre a un filtro polarizzatore circolare, un panno per pulire le lenti e un po' di sacchetti di plastica della spazzatura (vedi TIP del MESE di Gennaio) non ho dovuto aggiungere altro nello zaino!

Zaino C300 3 WM

Anche perchè nel corpo macchina sono già integrati tre eccellenti filtri ND in vetro durevole, rispettivamente da 2, 4 e 6 stop di riduzione della luminosità.

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