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Sono appena rientrato dalla Lapponia. E' per questo che nelle ultime due settimane non sono stato molto presente sul blog.

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E anche se sono andato a girare le immagini di un documentario che sarà trasmesso solamente il prossimo dicembre, ci tenevo a darvi un'anteprima di questa esperienza davvero molto bella, sia sotto il profilo professionale che sotto quello dell'arricchimento personale.
Intanto comincio col dirvi una cosa di cui vado particolarmente fiero: il documentario (che sto producendo per il programma di RAI tre, "Geo & Geo") racconterà la "vera" storia di Babbo Natale, uno dei miei miti più grandi!
Una cosa che ho sempre sognato di fare!!!

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Ma al di là dell'affetto che nutro per il panciuto signore vestito di rosso, l'aspetto che maggiormente voglio evidenziare in questo articolo è la difficoltà di questa sfida televisiva: infatti, pur narrando una vicenda che prende le mosse dalla fantasia più pura, questa produzione ha "l'obbligo" di mantenere il taglio del documentario naturalistico e del reportage geografico. E questo per espressa richiesta della Produzione del programma, per corrispondere alla sua linea editoriale.
Santa24 WMIl mio film, cioè, dovrà essere capace di affascinare contestualmente sia per le sue suggestioni natalizie, legate al mondo incantato di Babbo Natale e dei suoi Elfi, ma anche e soprattutto per la sua capacità di raccontare la magia e la spettacolarità della taiga innevata, degli animali selvaggi che la abitano e la relazione profonda che li pone alla base della cultura lappone. 

Beh, insomma una sfida non da poco... La quale – lo confesso – al momento della scrittura del soggetto mi ha fatto perdere un po' di sonno.
Perché, ovviamente, per tutta una serie di ragioni più o meno evidenti, non potevo assolutamente servirmi di attori professionisti; ma, altrettanto ovviamente, c'era anche una parte di "quasi fiction" che dovevo comunque portare a casa.
E allora, come amalgamare delicatamente i bravissimi figuranti vestiti da Babbo Natale e da Elfi e la loro storia fantastica in un documentario naturalistico sulla Lapponia?

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La risoluzione di questo complicato dilemma produttivo l'ho trovata (o almeno credo...) in una domanda che mi sono sempre fatto, fin da bambino, ogni 25 dicembre: chi era Babbo Natale prima di farsi crescere la barba bianca e indossare il vestito rosso? Che vita ha mai vissuto?

Per me questa è stata veramente una direttrice fondamentale, quella risolutiva.
Concentrandomi in fase di scrittura sull'obiettivo di dare la risposta più convincente possibile a questo interrogativo, sono stato messo nella condizione di tratteggiare un profilo del "giovane" Babbo Natale che, pur mantenendo delle caratteristiche di unicità ed eccezionalità (benchè ancora bambino si tratta pur sempre di Babbo Natale!), corrispondesse anche a quello paradigmatico di un piccolo lappone appartenente a un'epoca non meglio precisata, ma comunque anteriore a quella moderna.
Un piccolo lappone che insieme ai suoi genitori fronteggia la durezza dell'inverno artico grazie alle inseparabili renne e a quello che può offrire la foresta.
Certamente mi rimaneva da risolvere il problema della genesi della tradizione dei regali recapitati a tutti i bambini del mondo la notte di Natale.

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Ed ecco allora l'introduzione nella storia di due bambine, le migliori amiche d'infanzia del giovane Babbo natale e sue compagne di giochi nella foresta. Le prime in assoluto a trovare dei doni misteriosi fuori dell'uscio di casa la mattina del 25 dicembre: due piccole statuine intagliate nel legno da Santa Claus in persona, quando aveva appena 9 anni.

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 Ma la funzione di queste due statuine non si limita solo a questo e anzi arrivano a rivestire una "missione" narrativa ben più importante perchè, idealmente, esse assumono un ruolo di collegamento fondamentale tra tutte le parti della storia:

 

  • l'attuale Babbo Natale le stringe tra le mani all'inizio del documentario, mentre è in slitta alla partenza del suo giro del mondo
  • → il giovane Babbo Natale le intaglia dal legno raccolto nella foresta, tra un'avventura con le sue amiche e il lavoro insieme ai genitori nei recinti delle renne
  • → l'attuale Babbo Natale le tiene strette a sé ancora alla fine del documentario e si capisce che in quelle sue prime statuine c'è un pezzo del suo cuore.

In pratica sono queste statuine a permettermi di fare della taiga in inverno e del mondo dei Lapponi i veri protagonisti di questo dolce documentario natalizio.

La parte più affascinante di tutte le riprese è stata certamente quella insieme agli splendidi bambini finlandesi, figli di allevatori, che si sono prestati con gioia ed energia alla realizzazione del film.
Non erano mai stati davanti a una telecamera, né io ho avuto la possibilità di conoscerli in anticipo e di "catechizzarli". E' per questo che mi sento di dire che le loro immagini sono davvero molto belle e tenere. Ed è per questo che ho potuto raccontare la "vera" storia di Babbo Natale!

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P.S.
Gli aspetti produttivi legati alle riprese sul campo saranno oggetto del prossimo post nella sezione Produzione.

Domenica, 05 Gennaio 2014 11:23

Matrimonio profondo

Se c'è una cosa che pensavo non mi sarebbe mai capitato di realizzare nella vita questa è certamente un video di matrimonio...

E invece, mai dire mai!

L'occasione per smentire questa mia convinzione me l'hanno offerta due mie amici, Fabio e Francesca, i quali, avendo fissato la data delle loro nozze, hanno pensato di rivolgersi a me per avere il ricordo filmato del loro giorno più bello. In realtà non ci ho pensato su nemmeno due volte ad accettare subito e con entusiasmo la loro proposta perché, a dirla tutta, non si è trattato di un matrimonio esattamente come ogni altro...

E non è nemmeno perché Fabio e Francesca avevano deciso di sposarsi sott'acqua (come ormai fanno tanti in giro per il mondo) che ho accettato senza tentennamenti: il fatto è che il loro matrimonio voleva essere (e lo è stato) un matrimonio da record di profondità! A 60 metri sotto la superficie del mare!!! Come avrei potuto mancare un'occasione del genere?!

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Anche se questa produzione, ovviamente, non ha avuto nessuna finalità professionale, dal punto di vista tecnico ha richiesto, in realtà, una gestione delle operazioni molto puntigliosa e il supporto di molte altre professionalità. Innanzitutto di quelle subacquee.

Chi ha un po' di esperienza di bombole ed erogatori sa molto bene che trascorrere circa mezz'ora a 60 metri di profondità rappresenta un tempo di fondo piuttosto lungo e impegnativo (un'immersione del genere esula dal campo della subacquea ricreativa ed è a tutti gli effetti un'immersione tecnica) ma, al contempo, si traduce in un intervallo davvero corto a disposizione del filmmaker per girare in maniera completa e convincente un bel video di matrimonio. E' una di quelle situazioni in cui veramente " la prima deve essere buona per forza"...

L'utilizzo del rebreather – ed io ero tra quelli del team di subacquei che si sono immersi con questa moderna macchina – certamente ha reso un po' più facili le cose rispetto ai tradizionali sistemi di immersione con le bombole, ma ciò non toglie che una produzione subacquea così particolare e impegnativa pone il cameraman subacqueo e la sua squadra di supporto di fronte a una serie di problematiche e di costrizioni che vale certamente la pena di analizzare. Perché hanno un forte valore didattico, anche per che la videocamera la usa solo sulla terraferma.

La prima costrizione con i quali deve confrontarsi il filmmaker in questo caso è l'impossibilità assoluta, sia per i protagonisti del filmato che per esso stesso, di fare su e giù.

Chi ha già un qualunque brevetto da sub considererà questa, probabilmente, come un'ovvia banalità; ma nel caso di un'immersione così profonda – e questo non è così noto – non sono ammessi neanche quei limitati "sali-scendi" di qualche metro che spesso effettuano i subacquei ricreativi. Tradotto in termini videografici, significa che per il filmaker non ci sarà mai la possibilità di ripetere due volte la stessa scena in fase di discesa e di risalita; e non solo per averne una meglio realizzata, ma anche per ottenere i classici campo e controcampo da utilizzare in fase di montaggio. Eppure nel mio video "Matrimonio profondo" campi e controcampi sono presenti, in particolare nell'iniziale fase di discesa verso il fondo della sposa...

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Non pensate male: non sono uno che predica bene e razzola male. Soprattutto perchè alla mia "pellaccia" ci tengo!

Quei campi e controcampi sono, a rigor di definizione, dei "falsi" perchè non riprendono la medesima scena da angolazioni opposte, ma sono situazioni immediatamente successive e quindi soltanto "simili" in quanto separate da uno stacco temporale più o meno lungo.

La difficoltà sta tutta nel filmarle in maniera tale che, una volta montate, diano allo spettatore la sensazione di continuità e fluidità dell'azione che nella realtà ...non esiste!

Per farlo, l'unica maniera è quella di avere le idee molto, molto chiare sulla sequenza delle scene che verranno girate durante l'immersione, anche perché – e sto per dire un'altra banalità che è, però, molto meno sciocca di quel che può sembrare – sott'acqua la capacità di comunicare con i propri attori è ridotta quasi a zero.

Provate a pensare quanto possa essere difficile girare una scena senza avere la possibilità di dire ai propri attori anche solamente di spostarsi un po' più a destra o un po' più a sinistra...

Ovviamente, poi, non tutto puo essere pianificato "a secco" prima dell'immersione secondo un copione dettagliato. Non dimenticate che nelle immersioni tecniche, i protocolli di sicurezza prevalgono sempre e comunque su qualunque altra cosa e quindi anche i piccoli, inevitabili inconvenienti che si presentano immancabilmente durante l'immersione portano a stop momentanei delle riprese e alla modifica ...del copione.

Cosa può fare, allora, il cameraman subacqueo? Semplicemente si costruisce tante piccole vie di fuga. Deve, cioè, girare tutta una serie di scene "jolly" che permettano, in fase di montaggio, di uscire ed entrare dalle varie scene del filmato in qualunque momento, fornendo allo spettatore degli "stacchi" coerenti con la storia. Una specie di assi nella manica da poter tirare fuori nei momenti di empasse. La cima di discesa, ad esempio, è sempre uguale a se stessa, a qualunque profondità e una volta registrata in una o due sequenze si rivelerà un'amica fidata sulla quale contare, più volte, in fase di montaggio. Così come preziosissime saranno le scene con le bolle d'aria che salgono verso la superficie o con i volti in immersione dei vari sommozzatori del team.

In una situazione come questa, infatti, non ci si può assolutamente dimenticare di filmare i singoli partecipanti al matrimonio subacqueo perché poi, ognuno di loro, sarà in grado di risolvervi un problema durante il montaggio. 

E' ovvio che l'attenzione del filmmaker sarà focalizzata sugli sposi, ma credo sia interessante far notare che nel caso di questo mio video "appena" il 50% del girato ha avuto ad oggetto Fabio e Francesca.

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Paradossalmente, infatti, proprio perchè avevo intenzione di realizzare un video del loro matrimonio che fosse quanto più coinvolgente ed emozionante, non ho trascorso tutta l'immersione con l'obiettivo puntato esclusivamente su di loro senza mai allontanarmene. Se così avessi fatto il risultato finale sarebbe stato il "classico" video-sub amatoriale con sequenze tanto lunghe quanto noiose, interrotte da tagli incoerenti e disorientanti.

Avendo invece già in testa un'idea di regia molto precisa, i poco più di 20 minuti di girato complessivo (davvero pochi...) hanno permesso di confezionare un prodotto tutto sommato dignitoso (professionalmente parlando) e che ha saputo ritrasmettere l'emozione di un matrimonio così straordinario.

Un'ultima osservazione tecnica vorrei riservarla alla grandissima professionalità dei sommozzatori che hanno partecipato all'evento. Una delle più grandi nemiche dei cameraman e dei fotografi subacquei è la sospensione: beh, avere una decina di subacquei posizionati a 60 metri su di un fondale sabbioso per circa mezz'ora e non ritrovarsi immersi nella "nebbia" è un risultato notevole, senza il quale non avrei potuto realizzare le immagini di questo video.

Viva gli sposi!

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Per ogni altra informazione sul matrimonio profondo e sui dati tecnici dell'immersione cliccate qui

P.S. Come Alfred Hitchcock, Steven Spielberg, Quentin Tarantino e Peter Jackson... ho inserito un mio piccolo cammeo al minuto 04'07". ;)

Pubblicato in Subacquea

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