TIP del mese

News

Quasi tutti i miei ultimi documentari per la RAI e Mediaset sono stati realizzati con questa configurazione minimalista, in completo autocontenimento: cioè, portandomi dietro nello zaino tutto quel che serviva!

Bob ruscello Slovenia 2 WM 

C300 thumbnail e ventola WMLa possibilità di poter operare la macchina anche senza l'impugnatura (per questa eventualità la Canon fornisce di serie un piccolo accessorio – thumb rest – da avvitare al posto dell'impugnatura) si rivela, poi, particolarmente utile anche da un'altro punto di vista: quello dell'utilizzo della C300 su supporti di vario tipo, come mini-crane o steadycam, dalla limitata portata in termini di peso e ingombro. 

Molti accessori del genere, infatti, sono stati sviluppati negli ultimi anni per fornire ai filmmaker strumenti creativi economici, leggeri e portatili ma comunque in grado di regalare un minimo di sapore cinematografico alle immagini; il problema è che nella quasi totalità dei casi chi ha deciso di produrre questi accessori lo ha fatto pensando esclusivamente al mercato delle HDSLR, tagliando fuori anche la stragranda maggioranza delle videocamenre prosumer che eccedano i 3-4 kg di peso.

La C300, invece, completamente nuda rientra in questi limiti.

Nel mio caso specifico, utilizzo un crane un po' particolare e personalizzato che risulta essere sufficientemente piccolo e leggero da poter essere trasportato nello zaino (requisito che ogni strumento della mia attrezzatura deve possedere!), rapido da montare anche in condizioni precarie e capace di sbracciare almeno fino alla dignitosa altezza di 3,20 – 3,50 metri.

Bob Middle Island crane WM

Non ho problemi di peso della videocamera con questo braccio (è molto robusto e potenzialmente potrebbe sostenere camere ben più pesanti), ma quando si è in montagna, nel deserto, o sulla calotta polare il problema che si pone è quello di trovare i tanti kg di contrappeso necessari al bilanciamento del crane. I quali, ovviamente, non possono essere portati nello zaino.

C300 con cane WMHo notato che spogliando completamente la C300 devo ridurre di almeno 5-6 kg la zavorra rispetto ai circa 15 - 17 necessari per bilanciare il crane con la macchina "completa". E sul campo, dove la zavorra la si fà riempiendo di sassi, sabbia o ghiaccio uno zaino, è un vantaggio non indifferente. Anche per questo motivo sono ormai in grado di portare con me il crane in qualunque viaggio, anche il più estremo.

Ovviamente non è mai tutto oro quel che luccica e lo scotto da pagare per l'utilizzo della C300 in versione minimalista è l'impossibilità di registrare l'audio.

La videocamera, infatti, per non tradire la sua anima da PRO "dura e pura", non ha microfoni integrati e i due ingressi audio XLR sono posizionati a lato del blocco monitor. Pertanto, se non si monta il monitor, non c'è possibilità di collegare un microfono professionale esterno.

E' vero, c'è anche un ingresso mini-jack stereo da 3,5 mm sul corpo macchina; ma oltre al fatto che si perde la "professionalità" degli ingressi XLR e che non è supportata l'alimentazione Phantom, resta il problema che bisogna comunque montare un microfono esterno, non alimentato, sulla slitta porta-accessori della macchina. 

Bob filming kangaroos 1 WM

Diventa allora imprescindibile avere a disposizione un registratore audio esterno o una seconda camera dotata di registrazione audio professionale.

So bene che esistono microfoni piccoli e leggeri, senza Phantom, dotati di mini-jack stereo che potrebbero essere montati direttamente sulla slitta della C300 senza incidere significativamente sul peso del sistema, ma c'è un MA grosso come una casa, almeno per quanto mi riguarda.

Sarebbe un "non senso", un vero e proprio "suicidio produttivo", affiancare alle immagini di qualità cinematografica della C300 un audio sgangherato, da filmino amatoriale. Il filmato nel suo complesso sarebbe degradato a produzione di basso livello.
E renderebbe ingiustificata la spesa per una videocamera come la C300...

Al limite un piccolo microfono commerciale può tornare utile per facilitare le operazioni di sincronizzazione del video con l'audio registrato da registratori esterni.

La modularità della C300 ha un altro punto debole di non poco conto: le connessioni dei cavi del monitor al corpo macchina.
Sono ben fatte e professionali, ma nell'uso "da duri" sul campo sono esposte a possibili colpi, trazioni, rotazioni; e anche la ripetuta connessione/disconnessione non sembra giovare molto alla loro integrità... Mi è capitato più di qualche volta che almeno uno dei 2 jack non facesse contatto perfettamente, disconnettendo il monitor e il microfono esterno.

E' veramente necessario prestare loro la più grande attenzione, in ogni momento.

Santa 24 WM

Anche nelle fasi di massima concitazione, in condizioni ambientali difficoltose, il montaggio e lo smontaggio del monitor vanno effettuati sempre senza lasciarsi mai andare alla fretta e a modi sbrigativi, perchè il rischio è quello di rimanere senza...

Un'annotazione di carattere pratico va fatta anche rispetto alle rotelle di plastica che fissano sia il monitor che la maniglia alle slitte metalliche: evitate assolutamente di stringerle troppo fortemente perchè tenderebbero a "incollarsi" facendovi poi letteralmente impazzire per svitarle. Anche in questo caso gli ingegneri Canon avrebbero potuto sforzarsi un po' di più.

Bob con ciuco quindi 2 ciuchi WMIn definitiva, però, la Canon EOS C300 si rivela una compagna straordinaria per qualunque filmmaker, che sa sempre farsi trovare pronta in qualunque situazione.
La butti nello zaino e puoi partire per andare a girare il tuo film, concentrandoti solo sulle scene che hai in mente di realizzare.

Pubblicato in Videocamere

In assoluto, uno piccolo slider, o mini dolly, è uno strumento che non dovrebbe mai mancare tra le attrezzature di un filmmaker. Perchè apre un intero mondo di potenzialità espressive; perchè regala un po' di sapore cinematografico alle immagini, facendole percepire come più professionali; perchè ormai se ne trovano per tutti i gusti e per tutte le tasche!

Ma il problema è sempre il solito: quale scegliere tra i tantissimi modelli che hanno recentemente inondato il mercato sulla scia dell successo delle video-reflex?

La risposta, ovviamente, non può essere univoca e dipenderà dalle esigenze e dai budget di ognuno, anche se ci sono delle considerazioni di ordine generale sulle caratteristiche che uno slider deve avere che, al momento della scelta, non possono essere ignorate.
In linea di principio più uno slider è lungo e pesante e meglio è.
Più è fluido e silenzioso e meglio è.
Più possibilità di customizzazioni e attacchi per vari accessori possiede e meglio è.
Ma pur avendo un evidente valore (quasi ovvio direi...), questa lista dei "desideri" va interpretata sulla base di ulteriori considerazioni che sono, invece, dettate dalla pratica e dall'esperienza.
E si scopre che quello che sembrava ovvio ed evidente non è poi così scontato...

Bob slider 2

Peso e lunghezza elevati, infatti, non vanno mai d'accordo con le esigenze di facilità e di immediatezza d'uso che, quasi sempre, hanno le produzioni documentaristiche o televisive ispirate alla "presa diretta".
Se poi lo slider deve trovar posto nel porta-sci del mio zaino ed essere trasportato a spalla con il resto dell'attrezzatura (caratteristica che, ormai, richiedo quasi ossessivamente a ogni componente del mio equipaggiamento), le sue dimensioni rappresentano un fattore determinante.
Inoltre, gli slider più fluidi ed efficienti (nonchè costosi...) sono generalmente molto robusti e omologati per operare con le macchine da presa più pesanti; ma proprio per questo funzionano al meglio solo con esse. Può sembrare strano, ma se sulla basetta scorrevole del mini dolly non viene applicata una pressione sufficiente, questa non scorrerà adeguatamente e paradossalmente, uno slider molto costoso e robusto potrebbe risultare del tutto deludente e "ruvido" se utilizzato con una reflex o una videocamera troppo leggera per la sua taratura. 

Anche l'eccesso di accessori (manopoline varie, sistemi di trascinamento,pulsanti di sblocco e di taratura, attacchi per motori elettrici) mal si sposa con il concetto di un piccolo slider, resistente, affidabile e ...a prova di zaino.

Il Pocket Dolly v2.0 di Kessler Crane è un dignitosissimo slider portatile, pensato e costruito tenendo ben a mente le considerazioni sopra esposte e con la consueta, elevata qualità costruttiva della casa americana.
Il suo target sono i videomaker più avventurosi, spesso solitari, che vogliono portarsi dietro un carrellino ovunque essi vadano. 

Slider 1

Pur non considerando il Pocket Dolly v2.0 lo slider con le migliori prestazioni in assoluto, esso è comunque entrato a far parte del mio corredo personale perchè alle sue pur buone qualità accompagna quelle caratteristiche di trasportabilità per me imprescindibili.
Anzi, poichè questo slider è proposto in 3 versioni che differiscono solo per la lunghezza dei binari, il modello che maggiormente risponde alle mie esigenze è il "Traveler", quello intermedio: la versione più corta ("Mini", lunghezza 53.9 cm; peso 2.13 kg) è senz'altro la più agevole da trasportare, ma l'escursione del carrello di appena 33 cm è davvero troppo ridotta, al limite dell'inutilità; quella più lunga ("Standard", lunghezza 100.3 cm; peso 3.4 kg) risulta, al contrario, un po' troppo ingombrante e pesante, senza fornire vantaggi consistenti in termini operativi. La sua escursione di 78.7 cm, infatti, è fin troppo eccessiva per uno slider "d'assalto".
Il "Traveler" (lunghezza 69.8 cm; peso 2,72 kg), a conti fatti, è il miglior compromesso tra esigenze logistiche e funzionalità, anche se ai suoi 48.2 cm di escursione mancano quei 7 – 8 cm per essere ideale.
Oltre alle dimensioni contenute e all'escursione operativa accettabile, il Pocket Dolly v2.0 "Traveler" ha poi due ulteriori caratteristiche che, ai miei occhi, lo rendono più appetibile di molti altri slider leggeri, nonostante sia più costoso: la prima consiste nella possibilità di accettare videocamere dal peso massimo di 6,8 kg, risultando così adeguato anche per molti camcorder professionali, mentre la seconda è quella di poter essere montato su di un solo cavalletto (entro certi limiti...), senza l'obbligo di portarsi dietro un secondo supporto.
Slider 6 La sigla v2.0 sta ad indicare che lo slider è dotato di una cinghia dentata per far scorrere la basetta, azionata da una manovella (crank handle) rimovibile. Un accessorio che non mi sento di consigliare perchè permette di dare continuità al movimento solo con grandissima fatica e soprattutto perchè, sporgendo verso il carrello, ruba altri cm di escursione alla videocamera. In più, fa aumentare il livello di manutenzione dello slider, il suo peso e ...il suo prezzo. In definitiva, un accessorio da scegliere solo ed esclusivamente se si ha intenzione di dotare il mini dolly del costoso motore di trascinamento per Time-Lapse, "elektraDRIVE". 

Slider 5A parte il "sistema crank", però, il Pocket Dolly v2.0 è uno slider robusto e affidabile, sul quale è possibile contare in qualunque situazione e condizione climatica. Durante le riprese dei miei documentari, tra le ruote e i binari ci si è infilato di tutto (polvere, sassolini, legnetti, fili d'erba), ma anche solamente dopo una momentanea e sommaria pulizia, ha continuato a funzionare con la consueta fluidità.
Nella parte inferiore, sia alle estremità che nel mezzo e sulla basetta, il carrello ha vari fori filettati, sia da 1/4" che da 3/8", per l'utilizzo con i più vari cavalletti, statitivi, teste video, piedini e ogni altro accessorio immaginabile.


In conclusione il Pocket Dolly v2.0 è uno strumento di ottima fattura e dalle caratteristiche tecniche del tutto soddisfacenti, che ha anche il "merito" di riuscire a venire incontro alle mie richieste di documentarista con lo zaino in spalla. Per un utilizzo più tradizionale, invece, non è probabilmente la scelta migliore; anche perchè, soprattutto in Europa, il suo prezzo è un po' troppo elevato e persino i più semplici accessori (come il freno regolabile della basetta o il banalissimo adattatore per montare una testa video a base piatta) vengono offerti separatamente, a costi non proprio concorrenziali. E nel Vecchio Continente non sono nemmeno sempre disponibili.
Per pochi spiccioli, un mio amico ha realizzato al tornio uno di questi adattatori e me lo ha fatto anche dello spessore che preferivo...

Pubblicato in Accessori

Sono ormai passati quasi due anni dal lancio mondiale della videocamera professionale della serie Cinema, Canon EOS C300 e su questa macchina di grande successo si è già detto e scritto molto.

La rete è piena di recensioni, test, prove che ne hanno riportato tutte le caratteristiche tecniche ed evidenziato la straordinaria resa finale in termini di qualità delle immagini. Proprio per questo, però, quanto state per leggere non sarà l'ennesimo articolo che indica il numero di pixel del sensore o i vari formati video in cui può registrare la C300.

Questo post, al contrario, ha lo scopo di raccontare come ci si sente a lavorare con questa videocamera, quali risultati si possono ottenere con essa (specialmente nelle produzioni documentaristiche) e soprattutto quali sensazioni è in grado di trasmettere dopo un anno di passionale convivenza e alla prova dei fatti del lavoro sul campo. In condizioni ambientali, cioè, molto meno controllate e decisamente più impegnative di uno studio televisivo o di un set cinematografico.

Vi racconto insomma quanto la C300 possa diventare la compagna ideale di un documentarista e in particolare di un documentarista che con essa vuole affrontare e raccontare la natura.

Bob portrait forest 4 WM

Prima di tutto, a tenerla in mano, è piccola, piccolissima. Dannatamente piccola e leggera!

Ma ...non è una reflex che fa anche video! Anzi...

E' una vera e propria videocamera PRO dal costo di circa 15.000 € che fin da subito, anche prima di esaminare le sue caratteristiche tecniche (sensore, codec, gamma dinamica, etc.), chiarisce che si tratta di una macchina da presa di qualità broadcast, addirittura cinematografica (l'ultimo grande di Hollywood ad averla usata in un film è stato Ron Howard nel suo recente "Rush").

Il suo pedigree da professionista purosangue lo dichiarano immediatamente: 

• la qualità dei materiali;

• la presenza di tasti e ghiere per l'utilizzo e il controllo di funzioni prettamente high-video (come i filtri integrati, peaking, zebra pattern, on-screen crop marks o il waveform monitor/vectorscopio), inesistenti sulle reflex;

• la replicazione di alcuni di essi (come il pulsante Start/Stop, il mini joystick per la navigazione nel menù e la ghiera dei diaframmi) in diverse parti della macchina per permetterne la gestione anche nelle posizioni più difficoltose;

• la rilevante possibilità per l'utente di personalizzare al massimo le varie funzioni assegnandole secondo le proprie preferenze a ben 7 pulsanti e 2 ghiere distribuiti tra il corpo macchina e l'impugnatura;

• l'efficace ventola dal rumore praticamente impercettibile, che mai arriva ad essere registrato dal microfono montato sulla camera;

• il bel viewfinder regolabile;

• e la presenza di tutti i più importanti ingressi video.

Insomma, sin dal primo momento che la si impugna, l'elevata ergonomia della C300 trasmette la piacevolissima ed eccitante sensazione di avere tra le mani un mezzo "potente", con il quale ci si sente pronti ad accettare ogni sfida videografica, fino ai livelli più alti!

C300 5 WM

Perchè quella della C300 è un'ergonomia finalizzata a massimizzare l'efficacia, il feeling e il comfort di utilizzo nelle riprese professionali. A raggiungere questo obiettivo contribuiscono in maniera determinate – anche se il loro ruolo è ancora piuttosto misconosciuto – i "famosi":

• maniglia,

• monitor

• e impugnatura

completamente smontabili e modulabili.

Fin dalla loro prima apparizione hanno suscitato un acceso dibattito e quello che si è detto e scritto è stato principalmente che questi "pezzi" non solidali con il corpo macchina avrebbero rappresentato un punto di debolezza, sia strutturale che concettuale, del sistema Eos C300.

Eppure, a ben guardare (soprattutto se si è degli "one-man shooter"!), è proprio questa modulabilità, accompagnata dalla sua estrema semplicità, a fare della C300 l'unica videocamera broadcast di cui si possa realmente dire che è pronta a girare immediatamente qualunque tipo di scena, anche solo dopo averla estratta dalla scatola o dalla borsa. A condizione, ovviamente, che la batteria sia carica...

Se ci pensate, questo fatto è strabiliante.

La flessibilità di impugnatura, maniglia e monitor (che possono essere assemblati e regolati in un gran numero di configurazioni diverse) rende praticamente superfluo, o almeno non indispensabile, l'utilizzo di qualunque tipo di rig e accessorio esterno che, viceversa, risultano imprescindibili sulle dirette concorrenti della C300, in particolare per l'utilizzo a mano libera.

C300 impugnata WM

E' chiaro che in caso di produzioni cinematografiche o di fiction televisive anche la C300 va allestita con tutti gli strumenti del caso; ma se siete documentaristi di reportage/natura, con lo zaino in spalla, potete tranquillamente dimenticarvi di shoulder rig, kit di impugnatura, monitor o loupe aggiuntivi. Tutto quello che serve è già nella confezione della Canon Eos C300.

A questo, inoltre e non secondariamente, dà un ulteriore, fondamentale contributo lo smisurato parco di ottiche fotografiche EF e di obiettivi Cinema (sia con attacco EF che PL) della Canon, sulla base del quale è nata la C300.

In particolare, gli obiettivi fotografici consentono di godere della celebrata qualità e della luminosità delle ottiche professionali Canon, pur aggiungendo al sistema complessivo della videocamera un peso che, nel caso dei grandagolari e fino ai medio-tele, rimane nell'ordine di qualche etto. Se poi questi obiettivi sono anche stabilizzati, allora girare a mano libera con la C300 diventa un'esperienza esaltante!Obiettivi 2

Tirando via il monitor e la maniglia (operazione semplicissima che richiede pochi secondi, anche per quella inversa del montaggio) la C300 ha trovato comodamente posto nel mio vecchio zaino fotografico Tamrac di una dozzina di anni fa che, con il pasaggio all'attività di filmmaker professionista, pensavo di aver definitivamente mandato in pensione... Invece, proprio la recente realizzazione di una produzione piuttosto faticosa per la RAI, è stata l'occasione per ritirarlo fuori dalla cantina: la produzione, infatti, ha riguardato due documentari sui trekking someggiati con gli asini sulle Alpi che, tradotto i termini pratici, ha significato diverse giornate di cammino in montagna con tutta l'attrezzatura video in spalla. E chiaramente questo tipo di impegno mi ha costretto a fare una serie di valutazioni importanti su quale attrezzatura trasportare e come.

Diversi anni fa, quando da fotografo sono salito in vetta al monte Kilimanjaro, lo zaino Tamrac Expedition 7 aveva svolto alla perfezione il suo lavoro consentendomi di portarmi dietro corpo macchina e diversi obiettivi. Sarebbe stato l'ideale poter fare altrettanto anche con la C300 sulle Alpi.

Manco a dirlo, la prova è stata un successo e oltre al corpo macchina lo zaino ha ospitato anche 3 obiettivi, una giacca tecnica da montagna, una borraccia da 1 litro e un mini-slider fissato all'esterno. 

La cosa che voglio evidenziare, anche a costo di diventare ripetitivo, è che veramente la C300 è un "sistema finito" che non ha bisogno di nessun ulteriore accessorio fondamentale per essere operativa. Con due schede CF da 64 Gb inserite negli slot e una batteria di riserva BP-955 si ha l'autonomia per un'intera giornata di riprese; basta fare un po' attenzione ai consumi. E quindi, oltre a un filtro polarizzatore circolare, un panno per pulire le lenti e un po' di sacchetti di plastica della spazzatura (vedi TIP del MESE di Gennaio) non ho dovuto aggiungere altro nello zaino!

Zaino C300 3 WM

Anche perchè nel corpo macchina sono già integrati tre eccellenti filtri ND in vetro durevole, rispettivamente da 2, 4 e 6 stop di riduzione della luminosità.

Pubblicato in Videocamere

Calendario

« Giugno 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30    

Produzioni video, documentari e reportage di natura, cultura e scienza
02100 Rieti (RI), Italy
info@erebusproductions.com

Entra

Top