TIP del mese

News

Lunedì, 09 Giugno 2014 00:00

ESSERE CONSEGUENZA E ANTEFATTO

Molto spesso i principianti confondono la qualifica di "filmmaker" con quella di "cameraman".
Non è così. Perchè il cameraman deve tradurre in immagini le idee di qualcun altro (autore, regista) mentre il filmmaker mette in scena la sua propria storia.

Ecco perchè è essenziale che qualunque documentarista prima di avviare la produzione di un qualunque progetto scriva un soggetto del suo racconto videografico, magari solo sommariamente e partendo da una scaletta di punti segnati sul retro di uno scontrino.

Script scontrino WM

Il momento della scrittura del soggetto, anche se non formalizzato, sarà però fondamentale perchè consentirà al filmmaker di dare uno sviluppo unitario e conseguenziale alla sua storia, obbligandolo a far sì che ogni punto del suo racconto sia contemporaneamente conseguenza di quello che lo ha preceduto e antefatto del successivo.

Pubblicato in Tip del mese
Mercoledì, 28 Maggio 2014 00:00

Pensieri di primavera...

Ieri pomeriggio, rientrando a casa ho acceso la televisione nella mia cucina e ho scoperto, per puro caso, che a "Geo Magazine" (RAI Tre) stavano trasmettendo un mio documentario di qualche anno fa, intitolato "75° Latitudine Sud!".
Anzi, quello che stava andando in onda era il mio primo documentario realizzato in Antartide per EREBUS Productions e con le mie prime immagini subacquee girate sotto la calotta polare.

Bob Camera nel ghiaccio-WM

Un documentario di cui sono sempre stato orgoglioso e a cui la mia carriera di documentarista deve molto.
Mi sono fermato a guardarlo un po' sorpreso e con un certo interesse perchè era da parecchio tempo che non lo vedevo e man mano che le scene si susseguivano, mi veniva sempre più da pensare che quell'inquadratura non era giusta, che il testo era troppo descrittivo, che quello stacco era poco fluido, che quella transizione era inopportuna, che i miei interventi in video era un po' troppo amatoriali etc. etc.
Insomma, oggi come oggi, con l'esperienza maturata in questi anni e con un bagaglio tecnico sulle spalle sicuramente molto maggiore, lo rifarei in maniera completamente diversa...

Bob filma Antartide 1-WM

Poi, però, mi sono fermato a riflettere un po' e ho pensato: "Se un programma importante della RAI come "Geo & Geo", che dispone di un archivio ultratrentennale di migliaia di documentari italiani e internazionali, decide di trasmettere "75° Latitudine Sud!" ancora una volta in replica a quasi 5 anni dalla sua prima messa in onda, evidentemente tanto male non è".
E le cose stanno proprio così!
Questo documentario, infatti, seppur a volte "ingenuo" e un po' "naif" dal punto di vista tecnico (sia per quanto riguarda la regia, che la ripresa e la parte autoriale), è stato però capace di trasmettere tutta l'emozione e l'eccitazione di un ragazzo che, avendo sempre sognato a occhi aperti di esplorare il Polo Sud, sbarca finalmente in Antartide e ha la possibilità di vivere tutta una serie di avventure uniche con le foche di Weddell, i pinguini imperatore, i pinguini di Adelia e persino con i pesci e gli invertebrati che abitano i fondali dell'oceano polare sotto 3 metri di ghiaccio.

Bob filma Weddell seals 1-WM

E' questa la sua vera forza. E forse, aggiungendo troppi "filtri tecnici" (che oggi sarei portato a utilizzare...) tutto questo entusiasmo, anche un po' infantile, non riuscirebbe a saltare fuori dallo schermo.
Chiaramente con questo non voglio dire che non bisogna curare al meglio ogni aspetto della produzione: in "75° Latitudine Sud" ci sono immagini molto belle, alcune - oso dire – straordinarie e nessun errore tecnico evidente. Perchè gli errori non possono mai trovare giustificazione.

Intendo, invece, spronare chiunque si senta sicuro del proprio bagaglio tecnico a lasciarsi completamente coinvolgere dalla storia che sta raccontando con la sua videocamera, senza farsi imbrigliare da troppi formalismi concettuali.

Sono appena rientrato dalla Lapponia. E' per questo che nelle ultime due settimane non sono stato molto presente sul blog.

Santa19 WM

E anche se sono andato a girare le immagini di un documentario che sarà trasmesso solamente il prossimo dicembre, ci tenevo a darvi un'anteprima di questa esperienza davvero molto bella, sia sotto il profilo professionale che sotto quello dell'arricchimento personale.
Intanto comincio col dirvi una cosa di cui vado particolarmente fiero: il documentario (che sto producendo per il programma di RAI tre, "Geo & Geo") racconterà la "vera" storia di Babbo Natale, uno dei miei miti più grandi!
Una cosa che ho sempre sognato di fare!!!

Santa42 WM 

Ma al di là dell'affetto che nutro per il panciuto signore vestito di rosso, l'aspetto che maggiormente voglio evidenziare in questo articolo è la difficoltà di questa sfida televisiva: infatti, pur narrando una vicenda che prende le mosse dalla fantasia più pura, questa produzione ha "l'obbligo" di mantenere il taglio del documentario naturalistico e del reportage geografico. E questo per espressa richiesta della Produzione del programma, per corrispondere alla sua linea editoriale.
Santa24 WMIl mio film, cioè, dovrà essere capace di affascinare contestualmente sia per le sue suggestioni natalizie, legate al mondo incantato di Babbo Natale e dei suoi Elfi, ma anche e soprattutto per la sua capacità di raccontare la magia e la spettacolarità della taiga innevata, degli animali selvaggi che la abitano e la relazione profonda che li pone alla base della cultura lappone. 

Beh, insomma una sfida non da poco... La quale – lo confesso – al momento della scrittura del soggetto mi ha fatto perdere un po' di sonno.
Perché, ovviamente, per tutta una serie di ragioni più o meno evidenti, non potevo assolutamente servirmi di attori professionisti; ma, altrettanto ovviamente, c'era anche una parte di "quasi fiction" che dovevo comunque portare a casa.
E allora, come amalgamare delicatamente i bravissimi figuranti vestiti da Babbo Natale e da Elfi e la loro storia fantastica in un documentario naturalistico sulla Lapponia?

Santa35 WMElfi01 WM

La risoluzione di questo complicato dilemma produttivo l'ho trovata (o almeno credo...) in una domanda che mi sono sempre fatto, fin da bambino, ogni 25 dicembre: chi era Babbo Natale prima di farsi crescere la barba bianca e indossare il vestito rosso? Che vita ha mai vissuto?

Per me questa è stata veramente una direttrice fondamentale, quella risolutiva.
Concentrandomi in fase di scrittura sull'obiettivo di dare la risposta più convincente possibile a questo interrogativo, sono stato messo nella condizione di tratteggiare un profilo del "giovane" Babbo Natale che, pur mantenendo delle caratteristiche di unicità ed eccezionalità (benchè ancora bambino si tratta pur sempre di Babbo Natale!), corrispondesse anche a quello paradigmatico di un piccolo lappone appartenente a un'epoca non meglio precisata, ma comunque anteriore a quella moderna.
Un piccolo lappone che insieme ai suoi genitori fronteggia la durezza dell'inverno artico grazie alle inseparabili renne e a quello che può offrire la foresta.
Certamente mi rimaneva da risolvere il problema della genesi della tradizione dei regali recapitati a tutti i bambini del mondo la notte di Natale.

Santa12 WM

Ed ecco allora l'introduzione nella storia di due bambine, le migliori amiche d'infanzia del giovane Babbo natale e sue compagne di giochi nella foresta. Le prime in assoluto a trovare dei doni misteriosi fuori dell'uscio di casa la mattina del 25 dicembre: due piccole statuine intagliate nel legno da Santa Claus in persona, quando aveva appena 9 anni.

Santa18 WM

 Ma la funzione di queste due statuine non si limita solo a questo e anzi arrivano a rivestire una "missione" narrativa ben più importante perchè, idealmente, esse assumono un ruolo di collegamento fondamentale tra tutte le parti della storia:

 

  • l'attuale Babbo Natale le stringe tra le mani all'inizio del documentario, mentre è in slitta alla partenza del suo giro del mondo
  • → il giovane Babbo Natale le intaglia dal legno raccolto nella foresta, tra un'avventura con le sue amiche e il lavoro insieme ai genitori nei recinti delle renne
  • → l'attuale Babbo Natale le tiene strette a sé ancora alla fine del documentario e si capisce che in quelle sue prime statuine c'è un pezzo del suo cuore.

In pratica sono queste statuine a permettermi di fare della taiga in inverno e del mondo dei Lapponi i veri protagonisti di questo dolce documentario natalizio.

La parte più affascinante di tutte le riprese è stata certamente quella insieme agli splendidi bambini finlandesi, figli di allevatori, che si sono prestati con gioia ed energia alla realizzazione del film.
Non erano mai stati davanti a una telecamera, né io ho avuto la possibilità di conoscerli in anticipo e di "catechizzarli". E' per questo che mi sento di dire che le loro immagini sono davvero molto belle e tenere. Ed è per questo che ho potuto raccontare la "vera" storia di Babbo Natale!

BabboNatale01 WM

P.S.
Gli aspetti produttivi legati alle riprese sul campo saranno oggetto del prossimo post nella sezione Produzione.

Calendario

« Giugno 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30    

Produzioni video, documentari e reportage di natura, cultura e scienza
02100 Rieti (RI), Italy
info@erebusproductions.com

Entra

Top