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Sabato, 26 Luglio 2014 00:00

La Luce (parte 1)

Scritto da 
Tomba Irlandese Tomba Irlandese

Chi ha già un minimo di dimestichezza con le riprese fotografiche sa bene che essere in grado di riconoscere e padroneggiare consapevolmente i diversi tipi di luce consente di ottenere, a parità di soggetto e di obiettivo utilizzato, immagini completamente differenti; tanto che queste possono passare dall'essere giudicate, a seconda dei casi, belle e gradevoli o brutte e insignificanti.
I parametri fisici dai quali dipende la qualità dell'illuminazione e che è necessario saper interpretare per realizzare le immagini che vogliamo ottenere, sono due:

  • la direzione di propagazione delle radiazioni luminose
  • e la loro temperatura.

Portatore Kilimangiaro WM

Nepalese anziano WM

Luce Incidente e Luce Riflessa

Per quel che riguarda il primo parametro è necessario distinguere innanzitutto tra la luce incidente, ossia quella che investe direttamente un oggetto inquadrato e la luce indiretta o riflessa, che invece raggiunge la scena dopo essere stata modificata attraverso fenomeni di diffusione, riflessione e filtrazione.

L'esempio del viso di una persona fotografato o filmato in pieno sole d'estate e poi durante una nuvolosa giornata autunnale è il più immediato e comprensibile e chiarisce con precisione la differenza tra i due tipi di luce: nel primo caso, l'immagine presenterà ampie zone con forti contrasti di illuminazione, con ombre nette e scure sotto il naso, il mento e le orbite, contrapposte a zone chiare e fortemente riflettenti; nel secondo, invece,il volto sarà illuminato molto più uniformemente.

Colonne chiostro WM

Illuminazione Dura e Morbida
Ciò che determina, invece, se la luce sia incidente o riflessa è la lontananza e le dimensioni della sorgente luminosa da cui proviene.
Quando quest'ultima è molto piccola rispetto alla distanza dal soggetto, si produce luce incidente che genera ombre nette e ben definite (e dunque tridimensionalità): è la cosiddetta illuminazione dura.
Quando, invece, la sorgente luminosa è di grandi dimensioni rispetto alla sua distanza dal soggetto, le ombre proiettate risultano sfumate e non chiaramente definite: in questo caso si parla di luce morbida.
Il sole, la sorgente luminosa naturale per eccellenza, pur essendo di grandissime dimensioni si trova ad una distanza talmente elevata dalla Terra da far considerare i suoi raggi come paralleli e quindi generati da una fonte puntiforme. Per questo motivo la sua illuminazione viene catalogata come dura.
I movimenti di rotazione e di rivoluzione della Terra, l'atmosfera terrestre e la variabilità delle condizioni meteorologiche sono, però, tutti fattori che continuamente intervengono a modificare la qualità della luce solare.
L'influenza dei primi due si manifesta nella modifica dell'angolo d'incidenza dei raggi solari con l'asse ottico dell'obiettivo pur mantenendo inalterati la posizione del soggetto ed il punto di ripresa. Per capirci, provate a scattare la stessa, identica fotografia alle 8.00 di mattina e alle 8.00 di sera; oppure alla stessa ora ma del 15 luglio e poi del 15 gennaio. E poi confrontate le foto...
E' chiaro che, per trovare l'angolo d'incidenza che meglio si adatta alle esigenze della ripresa, il sistema più spiccio e sbrigativo consiste nello spostare la macchina fotografica piuttosto che attendere il variare delle stagioni... Ma, in ogni caso, quello che è importante tenere a mente è che, all'aumentare di questo angolo (passando, cioè, da una luce in asse o frontale – angolo di incidenza di 0° - all'estremo opposto del controluce – 180°), una zona sempre maggiore del soggetto a tre dimensioni si troverà in ombra e, di conseguenza, una parte sempre minore di esso verrà illuminata direttamente.
L'atmosfera e la variabilità meteorologica sono responsabili, invece, del fenomeno della diffusione. Un raggio luminoso che attraversa una sostanza traslucida cozzerà contro le particelle contenute in essa e sarà costretto a "rimbalzare" in tutte le direzioni. Ovviamente tale processo verrà tanto più magnificato quanto più alto sarà il numero di particelle che ostacoleranno il passaggio del raggio stesso.

Turisti Sinai WM

L'atmosfera del nostro pianeta, di per sé, è già un agente diffondente ma se a questa si aggiungono condizioni di forte nuvolosità (o di smog intenso...), il risultato finale sarà la grandissima diffusione della luce solare che, arrivando da tutte le parti, non produrrà ombre nei soggetti inquadrati ingenerando la sensazione di "morbidezza".
E' un po' come se l'intero cielo sopra la nostra testa agisse da enorme sorgente luminosa.

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