Sabato, 04 Gennaio 2014 00:00

Più giro, meglio è! O forse no...?

L'avvento dell'era digitale nell'immagine ha rivoluzionato ogni cosa. Lo sappiamo tutti e non c'è molto da aggiungere.

Eppure, tra i mille sconvolgimenti che il passagio dalle strisce di film plastici rivestiti di materiale fotosensibile (pellicola), o magnetizzabile (nastro magnetico, le cassette) alle sempre più piccole card di memoria, ve n'è uno che, in controtendenza alla spinta propulsiva del digitale, si è reso responsabile di una amara involuzione "comportamentale" dei filmmaker (e dei fotografi). Senza, oltretutto, che quasi nessuno se ne accorgesse...

Si tratta di questo: il digitale ha messo fine all'incombenza dell'acquisto continuativo delle videocassette o dei rulli di pellicola!

Niente paura. Anch'io appartengo alla schiera di quei documentaristi che non finiranno mai di ringraziare il digitale per averci liberato dalla schiavitù dell'acquisto delle videocassette. Ma come Natura insegna, ogni nuova conquista, ogni evoluzione di nuovi adattamenti più vantaggiosi non avviene mai senza contropartita... C'è sempre un costo, più o meno alto, da pagare; e in questo caso, all'indubbio vantaggio di non dover più comperare videocassette si è accompagnato il fatto piuttosto negativo della "de-responsabilizzazione" del filmmaker.

Mi spiego meglio.

Videotape e HD 2 WMSia che si fosse dei professionisti di alto livello, sia degli appassionati amatori, ma ancor di più se si era dei principianti alle prime armi, il dover fare i conti con la scorta di cassette o di pellicole a disposizione imponeva all'operatore di valutare sempre con grande attenzione il momento in cui premere START e soprattutto quando premere STOP. Il nastro era qualcosa di prezioso; e non solo in quanto piuttosto costoso, ma anche e soprattutto perchè non era virtualmente infinito come le attuali memorie e bisognava tenerne conto mentre si lavorava. In particolare, se ci si trovava in zone disagiate, dove non era facile, se non addirittura impossibile, reperirne altro, la gestione della "scorta" diventava un aspetto vitale della produzione. Mi è capitato spesso di trovarmi nella condizione di aver esaurito il numero di cassette stabilite per una determinata giornata di lavoro e di dover valutare se un'ultima situazione/scena, a fine giornata, meritasse di essere comunque girata, andando, però, ad incidere sullo stock di cassette del giorno dopo. E il tarlo del dubbio cominciava a rodere il cervello senza pietà!

Questa pressione esercitata dal "costo" (inteso sia in senso economico che logistico) delle cassette/pellicole aveva il grandissimo pregio di obbligare chiunque accostasse un occhio a un oculare a domandarsi sempre e comunque quanto le sue azioni fossero corrette e a monitorare in continuazione tutti gli aspetti della ripresa (esposizione, composizione dell'immagine, movimento di macchina, etc.). La famosa "cura dei dettagli"!

Insomma, obbligava a sviluppare la capacità di fare la cosa giusta, al momento giusto. Un vero e proprio fattore di "pressione selettiva darwiniana" che, alla fine, permetteva la sopravvivenza - come documentaristi, intendo... - solamente di quanti avevano le motivazioni più forti e la determinazione a essere veri filmmaker. Gli altri si estinguevano.

Con il digitale, l'ambiente "evolutivo" dei videomaker è del tutto mutato e questo fattore selettivo ha perso completamente la sua influenza/efficacia.

La "fede" incrollabile, che ormai moltissimi (specie tra le nuove generazioni) nutrono verso le capacità miracolose della post-produzione digitale di "correggere" qualunque errore, sta portando a disconoscere, o quantomeno a sottovalutare fortemente, il ruolo delle abilitità tecnico/espressive e la dedizione necessarie per effettuare riprese di altissimo livello, anche in piena epoca digitale. Anzi, proprio il livellamento introdotto dalla moderna tecnologia e la conseguente facilità a aggiungere risultati tecnici dignitosi, rende ancor più necessario dedicare un'attenzione assoluta a ogni dettaglio se si vuole emergere dal brodo della "media". Oggi più di prima.

Giovani filmmakers WM

E allora evitate come la peste l'errore di pensare "tanto si aggiusta in post-produzione", come spesso fanno ragazzi un po' troppo frettolosi in fase di registrazione. Una pietanza insipida potrà certamente essere rinvigorita dopo la cottura dall'aggiunta di sale, salse e spezie varie, ma non sarà mai buona come un piatto perfettamente condito e cucinato fin dall'inizio.

Con il digitale è lo stesso: se è vero che ci sarà sempre la possibilità di "aggiustare dopo" quello che non funziona granchè, lo è ancora di più che un'immagine scorretta potrà al massimo diventare un'immagine "recuperata", mentre una ben fatta potrà diventare magnifica.

Fatelo come esercizio: preparate un piccolo piano di riprese e fate finta di avere tra le mani una bellissima cinepresa 16 mm. al posto della vostra videocamera digitale e di avere a disposizione un certo numero (limitato) di minuti di pellicola e non di più. Con il vostro piano in tasca, uscite a filmare e imponetevi di cercare di portare a termine il vostro lavoro programmato, senza sforare nemmeno di un secondo il tempo di girato prefissato. E forzatevi anche a non riguardare mai la clip sul set. Alla fine della sessione di riprese andate al vostro computer e guardate le immagini che avete prodotto. Con un po' di senso autocritico... Ne vedrete delle belle!

Strada Kilkenny WM

Sviluppare la capacità di girare quello che serve e in maniera tecnicamente corretta senza dover ripetere la sequenza 100 volte, o senza provare a girare 100 sequenze differenti nell'incertezza di sapere quale è la migliore, porta inoltre un altro vantaggio che si dimostrerà fondamentale qualora vogliate intraprendere sul serio la carriera di filmmaker: la capacità cioè di realizzare le scene che vi occorrono senza dover produrre quantità insopportabilmente grandi di girato. Se, infatti, la possibilità di scegliere tra alcune opzioni diverse, tutte ugualmente valide, è sicuramente un aspetto positivo e una condizione in cui sperano di ritrovarsi tutti i registi e i montatori del mondo durante la post-produzione, essere costretti a visionare ore e ore di materiale scialbo, inutile, inconcludente è invece qualcosa che irrita profondamente e che fa perdere giornate preziose di lavoro.

E nel mondo professionale del video, il tempo è denaro!

Mercoledì, 01 Gennaio 2014 00:00

NON PARTITE MAI SENZA I SACCHI DELLA SPAZZATURA!

Non parto mai per andare a girare un documentario senza aver prima infilato nello zaino, o in qualche tasca del mio abbigliamento, un paio di confezioni di sacchi di pastica della spazzatura, sia grandi che piccoli.

Perchè so che, prima o poi, salveranno il mio documentario!


Non costano quasi nulla, sono leggeri e poco ingombrati ma è incredibile come possano rivelarsi fondamentali nel salvare l'attrezzatura video-fotografica in caso di improvviso e repentino cambio delle condizioni atmosferiche. Quando si è colti dall'acquazzone o dal mare in tempesta che vi spruzza l'acqua addosso e non si ha la possibilità di raggiungere un riparo sicuro in breve tempo, il solo modo per essere (quasi...) certi che l'attrezzatura non si bagnerà sarà quello di riporre ogni singolo componente di essa all'interno dei sacchetti di plastica più piccoli e poi l'intero zaino o borsone in quelli più grandi.

Sacchetti spazzatura 2 WM

Così facendo garantirete una doppia protezione ulteriore a quella offerta dai tessuti water-proof con cui sono ormai realizzati tutti gli zaini professionali per attrezzature video-fotografiche, a tutto vantaggio della vostra serenità...

E poi non va trascurato il fatto che i sacchetti della spazzatura vi saranno utilissimi anche nel loro utilizzo più tradizionale e cioè il recupero e il trasporto dei vostri stessi rifiuti.

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